pensare con il cuore

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“«Vedi», diceva Ochwìa Biano, «quanto appaiono crudeli i bianchi. Le loro labbra sono sottili, i loro nasi affilati, le loro facce solcate e alterate da rughe. I loro occhi hanno uno sguardo fisso, come se stessero sempre cercando qualcosa. Che cosa cercano? I bianchi vogliono sempre qualcosa, sono sempre scontenti e irrequieti. Noi non sappiamo che cosa vogliono. Non li capiamo. Pensiamo che siano pazzi.»
Gli chiesi perché pensasse che i bianchi fossero tutti pazzi.
«Dicono di pensare con la testa», rispose.
«Ma certamente. Tu con che cosa pensi?» gli chiesi sorpreso.
«Noi pensiamo qui», disse, indicando il cuore.”

Carl Gustav Jung, “Ricordi, sogni, riflessioni”.

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tutto l’’umano agire consiste di fatto soltanto in questo: che l’’uomo dimostri incessantemente a se stesso d’’essere un uomo

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“Infatti, be’’, se realmente si troverà un giorno la formula di tutte le nostre voglie e capricci, cioè da cosa dipendano, per quali leggi esattamente si determinino, come esattamente si diffondano, dove tendano nel tal caso e nell’’altro, eccetera, eccetera, cioè la vera formula matematica, allora l’’uomo, forse, smetterà subito di volere, anzi smetterà sicuramente. Ma che gusto c’’è a volere secondo una tabella? E non basta: subito si trasformerà da uomo in puntina d’’organetto o qualcosa del genere; perché cos’’è l’’uomo senza desideri, senza libertà e senza volontà, se non una puntina nel cilindro di un organetto? Che ne pensate? Calcoliamo le probabilità: può succedere oppure no?

Ma ve lo ripeto per la centesima volta, c’’è unicamente un caso, uno solo, in cui l’’uomo può augurarsi di proposito, consapevolmente, anche qualcosa di dannoso, di stupido, perfino stupidissimo, e cioè per avere il diritto di augurarsi anche ciò che è stupidissimo e non essere vincolato all’’obbligo di desiderare soltanto ciò che è intelligente. Infatti questa cosa stupidissima, questo capriccio, signori, in realtà può essere quel che di più vantaggioso c’’è per noi altri sulla terra, soprattutto in certi casi. E in particolare può essere più vantaggioso di tutti i vantaggi perfino nel caso in cui vi porti un danno evidente e contraddica alle più sensate deduzioni della nostra ragione in materia di tornaconto, perché in ogni caso ci salvaguarda la cosa più importante e preziosa, cioè la nostra personalità e la nostra individualità. Alcuni, ecco, affermano che questo è davvero il bene più prezioso per l’’uomo; la volontà, naturalmente, se lo desidera può anche coincidere con la ragione, soprattutto ove non ne abusiamo, ma ce ne serviamo con moderazione; ciò è utile e talvolta perfino lodevole.

Ora vi chiedo: che cosa ci si può aspettare dall’uomo, in quanto essere dotato di così strane qualità? Ma ricopritelo di tutti i beni della terra, annegatelo nella felicità fino ai capelli, tanto che sulla superficie della felicità affiorino soltanto le bollicine, come sull’acqua; dategli una prosperità economica tale, che ormai non gli resti altro da fare che dormire, mangiare panpepati e adoperarsi per il perpetuarsi della storia universale – ebbene, anche allora lui, l’’uomo, anche allora per pura ingratitudine, per pura beffa, vi farà una carognata. Rischierà perfino i panpepati e apposta desidererà la più distruttiva assurdità, la sciocchezza più antieconomica, unicamente per mescolare a tutta quella razionalità positiva il suo distruttivo elemento fantastico. Desidererà rivendicare proprio i suoi sogni fantastici, la sua più volgare stupidità, unicamente per confermare a se stesso (come se questo fosse così necessario) che gli uomini sono sempre uomini, e non tasti di pianoforte: perché se anche a suonarvi saranno le leggi stesse di natura con le loro mani, quella musica minaccia di venire talmente a noia che, calendario a parte, non si avrà più voglia di nulla.

E poi non basta: perfino nel caso in cui egli risultasse effettivamente un tasto di pianoforte, se anche glielo dimostrassero con le scienze naturali e la matematica, neanche allora metterebbe giudizio, ma farebbe qualcosa per puro spirito di contraddizione, unicamente per ingratitudine; appunto per far di testa sua. E nel caso in cui non trovi altri mezzi, inventerà la distruzione e il caos, inventerà svariate sofferenze, e farà comunque di testa sua! Scaglierà una maledizione su tutta la terra, e giacché solo l’’uomo può maledire (questo è un suo privilegio, che lo distingue in maniera essenziale dagli altri animali), forse con la sola maledizione raggiungerà il suo scopo, cioè si convincerà realmente di essere un uomo, e non un tasto di pianoforte! Se poi direte che anche questo si può calcolare secondo una tabella, anche il caos, la tenebra e la maledizione, e che già la sola possibilità di un calcolo preventivo fermerà tutto e la ragione avrà il sopravvento – ebbene, l’’uomo in questo caso diventerà pazzo apposta per non avere la ragione e far di testa sua! Io ci credo, io ne rispondo, perché tutto l’’umano agire mi sembra consistere di fatto soltanto in questo: che l’’uomo dimostri incessantemente a se stesso d’’essere un uomo e non una puntina! Magari con la propria pelle, ma lo dimostri; magari col trogloditismo, ma lo dimostri. E dopo ciò, come resistere alla tentazione di lodare Iddio, perché tutto questo non c’’è ancora e la volontà, per il momento, lo sa il diavolo da cosa dipende…”

Fëdor Dostojevski, “Memorie dal sottosuolo”.

dove sono le cause prime a cui appoggiarmi, dove sono le fondamenta? 

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“Mi sono illuso di vivere per noia, signori, per noia; l’’inerzia mi soffocava. Infatti il frutto diretto, legittimo, naturale della coscienza è l’’inerzia, cioè un cosciente star con le mani in mano. L’’ho già accennato sopra. Ripeto, ripeto con più forza: tutti gli uomini immediati e d’’azione sono attivi proprio perché ottusi e limitati. Come lo si può spiegare? Ecco come: per colpa della loro limitatezza scambiano le cause dirette e secondarie per cause prime, in tal modo si convincono più in fretta e facilmente degli altri di aver trovato un fondamento inconfutabile alla propria opera, e così si tranquillizzano; il che è essenziale. Perché per cominciare ad agire bisogna che si sia preventivamente del tutto tranquilli, e che non resti più alcun dubbio. Ma io, per esempio, come posso tranquillizzarmi? Dove sono per me le cause prime a cui appoggiarmi, dove le fondamenta? Dove andrò a prenderle? Mi esercito nella riflessione, e di conseguenza per me ogni causa prima se ne trascina dietro un’’altra, ancora precedente, e così via all’’infinito. Proprio questa è l’’essenza di ogni coscienza e di ogni riflessione. Quindi siamo daccapo alle leggi di natura. Qual è infine il risultato? Ma sempre lo stesso.

Ricordate: poco sopra ho parlato della vendetta. Ho detto: l’’uomo si vendica perché vede in questo la giustizia. Dunque, ha trovato la causa prima, ha trovato il fondamento, ovverosia la giustizia. Quindi è tranquillo da tutti i lati, e di conseguenza si vendica tranquillamente ed efficacemente, essendo convinto di fare una cosa onesta e giusta. Mentre io qui di giustizia non ne vedo, e anche di virtù non ce ne trovo alcuna, e di conseguenza, se mi metterò a vendicarmi, sarà forse soltanto per cattiveria. La cattiveria, naturalmente, potrebbe vincere tutto, tutti i miei dubbi e, dunque, potrebbe assai efficacemente fungere da causa prima, proprio perché non è una causa. Ma che farci, se non ho neppure cattiveria (prima avevo cominciato proprio da questo)?

Il rancore, in me, di nuovo in conseguenza di quelle maledette leggi della coscienza, è soggetto a decomposizione chimica. Guardi e l’’oggetto si volatilizza, le ragioni evaporano, il colpevole non si trova, l’’offesa diventa non offesa ma fato, qualcosa come il mal di denti, di cui nessuno è colpevole, e di conseguenza ancora una volta non resta che la solita via d’’uscita, cioè picchiare dolorosissimamente contro il muro. E allora lasci perdere, giacché non hai trovato la causa prima. Ma prova un po’’ a lasciarti trascinare ciecamente dal tuo sentimento, senza ragionamenti, senza una causa prima, scacciando la coscienza almeno per il momento; odia oppure ama, pur di non stare con le mani in mano. Dopodomani, al più tardi, comincerai a odiarti perché ti sei consapevolmente preso in giro. Risultato: una bolla di sapone e l’inerzia.

Oh, signori, forse io mi considero un uomo intelligente solo perché per tutta la vita non ho potuto iniziare né concludere nulla. Sia pure, sia pure, sono un chiacchierone, un chiacchierone innocuo e molesto, come tutti noi. Ma che farci mai, se il destino immediato e unico di qualsiasi persona intelligente è la chiacchiera, cioè un deliberato pestare acqua nel mortaio?”

Fëdor Dostojevski, “Memorie dal sottosuolo”.