la filosofia è un lusso?

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“I non filosofi generalmente considerano la filosofia un linguaggio astruso, un discorso astratto, che un piccolo gruppo di specialisti, l’unico in grado di capirlo, sviluppa senza scopo intorno a questioni incomprensibili e prive di interesse, un’occupazione riservata ad alcuni privilegiati che, grazie al loro denaro o a un fortunato insieme di circostanze, hanno il tempo di dedicarvisi; dunque un lusso. Bisogna riconoscere che, perché un solo allievo possa aspirare al baccalauréat, perché possa avere accesso al privilegio di redigere la sua dissertazione filosofica, notevoli oneri finanziari devono essere stati sostenuti dei suoi genitori e dai contribuenti. Per di più, a che cosa gli servirà realmente, “nella vita”, il fatto di avere compiuto questo esercizio di stile? Nel mondo moderno, dominato dalla tecnica scientifica e industriale, in cui tutto è valutato in funzione della redditività e del valore commerciale, a che cosa può servire discutere dei rapporti tra verità e soggettività, meditato e immeditato, contingente e necessario, o del dubbio metodologico di Cartesio? D’altro canto, non si può nemmeno dire che la filosofia sia completamente assente dal mondo moderno, cioè dagli schermi televisivi, dato che, in generale, l’uomo contemporaneo ha la sensazione di cogliere veramente il mondo esterno solo quando lo vede riflesso in questi piccoli quadrilateri.
Di tanto in tanto alla televisione si vedono anche, su qualche canale, dei filosofi: di solito, essi seducono il pubblico grazie alla loro abilità espressiva; il giorno dopo la gente acquista i loro libri, ne sfoglia le prime pagine, prima di richiuderli definitivamente, respinta, perlopiù, dal loro gergo incomprensibile. Tutto ciò viene percepito come un lusso per privilegiati, qualcosa che interessa “una ristretta cerchia”, ma non influenza le grandi scelte della vita.
Il vanto della filosofia, risponderanno alcuni filosofi, sta proprio nel fatto di essere un lusso e un discorso inutile.
In primo luogo, se nel mondo ci fosse soltanto l’utile, il mondo sarebbe invivibile. La poesia, la musica, la pittura, sono anch’esse inutili. Esse non incrementano la produttività. Tuttavia sono indispensabili alla vita. Ci liberano dalle pressioni dell’utile.
Il compito della filosofia consiste proprio nel rivelare agli uomini l’utilità dell’inutile o, in altre parole, nell’insegnare loro a distinguere due diversi significati del termine utile.
Esiste ciò che è utile in vista di un fine particolare: il riscaldamento, o l’illuminazione, o i trasporti, ed esiste ciò che è utile all’uomo in quanto uomo, in quanto essere pensante.
Il discorso della filosofia è “utile” in questo secondo senso, ma diventa un lusso se si considera utile soltanto ciò che serve a fini particolari e materiali.
[…] Il dramma della condizione umana è che è impossibile non filosofare e nello stesso tempo impossibile filosofare. La coscienza filosofica schiude all’uomo la profusione delle meraviglie del cosmo e della terra, una percezione più acuta, una ricchezza inestinguibile di scambi con gli altri uomini, con le altre anime, l’invito ad agire con benevolenza e giustizia. Ma le preoccupazioni, le necessità, le banalità della vita quotidiana gli impediscono di accedere a questa vita cosciente di tutte le sue possibilità. Come unire armoniosamente la vita quotidiana e la coscienza filosofica? Questa armonia può essere solo una conquista fragile e sempre a rischio. “Tutte le cose eccellenti”, dice Spinoza alla fine dell’Etica, “sono tanto difficili quanto rare”. Ma come possono, quei miliardi di uomini oppressi dalla miseria e dalla sofferenza, raggiungere questa consapevolezza? Essere filosofo non significa anche soffrire per questo isolamento, questo privilegio, questo lusso, e tenere sempre presente allo spirito questo dramma della condizione umana?”

Pierre Hadot

l’impatto della filosofia sulla vita

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“Il filosofo vive così in uno stato intermedio: non è sapiente, ma non è neanche non sapiente. È dunque costantemente diviso fra la vita non filosofica e la vita filosofica, tra la sfera dell’abituale e del quotidiano e la sfera della coscienza e della lucidità. Nella misura stessa in cui è pratica di esercizi spirituali, la vita filosofica strappa dalla vita quotidiana: è una conversione, un cambiamento totale di visione, di stile di vita, di comportamento.”

Pierre Hadot