l’uomo può si fare ciò che vuole, ma non può volere ciò che vuole

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“Io non credo nella libertà del volere.
La frase di Schopenhauer: «L’uomo può si fare ciò che vuole, ma non può volere ciò che vuole» mi accompagna in tutte le situazioni della vita e mi riconcilia con i comportamenti umani, anche quando essi sono per me veramente dolorosi.
Questa conoscenza dell’assenza della libertà del volere mi protegge dal prendere troppo sul serio me stesso e gli altri in quanto individui che agiscono e che giudicano, e dal perdere il mio buonumore.

Albert Einstein, “Il mio credo”.

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se un Dio ha creato il mondo, egli ha creato l’uomo come scimmia di Dio

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“Ci dovrebbero essere creature dotate di spirito più di quanto non siano gli uomini, anche solo per gustare a fondo l’umorismo insito nel fatto che l’uomo si considera lo scopo dell’intera esistenza del mondo, e l’umanità è veramente soddisfatta solo se può assegnarsi una missione mondiale. Se un Dio ha creato il mondo, egli ha creato l’uomo come scimmia di Dio, come continuo motivo di divertimento nelle sue troppo lunghe eternità. La musica delle sfere tutt’intorno alla terra sarebbe allora la risata di scherno di tutte le altre creature intorno all’uomo. Quell’annoiato immortale solletica con il dolore il suo animale preferito, per gioire dei gesti tragici e orgogliosi, delle interpretazioni delle sue sofferenze e soprattutto dell’inventiva spirituale della più vana creatura – come inventore di questo inventore. Giacché chi per divertimento ideò l’uomo ebbe più spirito dell’uomo, e anche più diletto per lo spirito.
Anche qui, dove la nostra umanità vuole per una volta umiliarsi volontariamente, la vanità ci giuoca un tiro, in quanto noi uomini vorremmo essere, almeno in questa vanità, qualcosa di affatto incomparabile e meraviglioso. La nostra unicità nell’universo! ohimè, è una cosa fin troppo inverosimile! Gli astronomi, a cui tocca talvolta realmente di scrutare un orizzonte staccato dalla terra, fanno capire che la goccia di vita che è nel mondo è senza importanza per il carattere totale del mostruoso oceano di divenire e trapassare: che un numero indeterminato di astri presentano condizioni simili a quelle della terra per la produzione della vita, moltissimi cioè, e però sempre un gruppo ristretto in confronto agli infiniti altri che non hanno mai avuto la vivente eruzione che ne sono da lungo tempo guariti; che la vita su ognuno di questi astri, misurata sulla durata della sua esistenza, è stata un attimo, una vampata, con lunghi, lunghi spazi di tempo dietro di sé, e dunque in nessun modo la meta e lo scopo ultimo della sua esistenza.
Forse la formica nel bosco immagina altrettanto fortemente di essere meta e scopo dell’esistenza del bosco, come facciamo noi quando alla fine dell’umanità, nella nostra fantasia, ricolleghiamo quasi involontariamente la fine della terra: anzi siamo ancora modesti quando ci fermiamo a ciò e non organizziamo, per i funerali dell’ultimo uomo, un crepuscolo universale del mondo e degli dèi. Anche l’astronomo più spregiudicato quasi non può immaginare la terra senza vita altro che come lo splendente e fluttuante tumulo dell’umanità.”

Friedrich Nietzsche, Umano troppo umano