senza paura di contraddirsi

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“Uno dei timori che ci allontana dalla fiducia in noi stessi è la nostra coerenza: ci trattiene il rispetto per le azioni fatte e le parole dette, dato che gli occhi altrui non hanno altri elementi per calcolare la nostra orbita se non le nostre passate azioni, e noi siamo riluttanti a deluderli.

Ma perché continuare a tenere la testa dietro le spalle? Perché trascinarti dietro il cadavere della memoria, per paura di contraddire quel che hai detto e fatto in questo o quel luogo pubblico? Supponiamo che ti contraddica; e con questo?

A me sembra buona norma di saggezza quella di non contare esclusivamente sulla sola memoria e di farne poco, anzi, anche in atti di pura memoria; e allora trascina in giudizio quel passato in un presente dai mille occhi, vivi in un giorno sempre nuovo!”

Ralf Emerson, “La fiducia in se stessi”.

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ci sono momenti nella vita in cui bisogna anche fare per poter essere

Murali Mohan Shastri, 75,  a resident of the Mumukshu Bhawan in Varanasi.

“Il Vecchio vedeva tutto quel che succedeva sulla scala dell’eternità in cui il mondo è già nato sette volte e sette volte è già stato distrutto.
Nel fondo aveva forse anche ragione – le forze in ballo sono più grandi di noi – ma non potevo accettarlo. Sono sicuro che se mi avesse avuto dinanzi mi avrebbe citato qualche santo o magari anche quel malandrino intelligente e mistico di Gurdjieff, secondo cui sarebbero bastate duecento persone illuminate a cambiare la storia dell’umanità. Meglio quindi cercare di diventare una di quelle. Lo sentivo dire che l’essere e di gran lunga più importante del fare, ma io pensavo che ci sono momenti nella vita in cui bisogna anche fare per poter essere. In quelle circostanze l’inazione era un’azione che mi pareva immorale. In fondo, nel suo elogio dell’inattività c’era qualcosa di profondamente indiano che non mi piaceva, che non era nella mia natura. Se il mio tetto pisciava acqua, dovevo andare a ripararlo. Il Vecchio, lo so, riusciva a essere indifferente.”

Tiziano Terzani, “Un altro giro di giostra”.

non riuscire a liberarsi dalla razionalità

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“Ma prova un po’ a lasciarti trascinare ciecamente dal tuo sentimento, senza ragionamenti, senza una causa prima, scacciando la coscienza almeno per il momento; odia oppure ama, pur di non stare con le mani in mano. Dopodomani, al più tardi, comincerai a odiarti perché ti sei consapevolmente preso in giro. Risultato: una bolla di sapone e l’inerzia.
Oh, signori, forse io mi considero un uomo intelligente solo perché per tutta la vita non ho potuto iniziare né concludere nulla. Sia pure, sia pure, sono un chiacchierone, un chiacchierone innocuo e molesto, come tutti noi. Ma che farci mai, se il destino immediato e unico di qualsiasi persona intelligente è la chiacchiera, cioè un deliberato pestare acqua nel mortaio?”

Fëdor Dostojevski, “Memorie dal sottosuolo”.

essere schiacciato da un fardello così spaventoso come il libero arbitrio

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[Il Grande inquisitore si rivolge a Gesù, ndr]
“Invece di assumere il dominio della libertà degli uomini,  tu hai reso quella libertà ancora più grande! Oppure hai dimenticato che all’uomo la pace, e persino la morte, sono più care della libertà di scelta nella conoscenza del bene e del male?

Nulla è più seducente per l’uomo della libertà di coscienza, ma, nel contempo, non c’è nulla che per lui sia più tormentoso. Ed ecco che, invece di solidi principi per acquietare la coscienza degli uomini una volta per tutte, tu hai scelto tutto ciò che di più insolito, vago ed enigmatico possa esistere, hai preso tutto ciò che è superiore alle forze dell’uomo e hai finito con l’agire come se non amassi affatto gli uomini, proprio tu che eri venuto a donare la tua vita per loro!

Invece di assumere il dominio della libertà umana, tu l’hai accresciuta e hai sovraccaricato con i suoi tormenti il regno spirituale dell’uomo, per sempre. Tu hai desiderato il libero amore da parte dell’uomo, hai desiderato che egli venisse spontaneamente a te, attirato e catturato da te.

Invece di attenersi alla rigida antica legge, l’uomo, da allora in poi ha dovuto decidere da solo, con il cuore libero, quale fosse il bene e il male, avendo unicamente la tua immagine come guida davanti a sé; ma ignoravi forse che alla fine egli avrebbe rigettato e messo in discussione persino la tua immagine e la tua verità, se fosse stato schiacciato da un fardello così spaventoso come il libero arbitrio?”

Fëdor Dostoevskij, I Fratelli Karamazov. Il Grande Inquisitore.

il segreto dell’esistenza umana non è vivere per vivere, ma avere qualcosa per cui vivere

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“Ti dico che per l’uomo non c’è assillo più tormentoso di quello di trovare qualcuno al quale trasmettere al più presto quel dono della libertà con il quale il disgraziato essere viene al mondo. Ma solo colui che acquieta la coscienza degli uomini può dominare la loro libertà.
Con il pane ti veniva dato un vessillo inconfutabile: dagli il pane e l’uomo si inchina, giacché non v’è nulla di più inconfutabile del pane, ma se qualcun altro al di fuori di te s’impadronisce della sua coscienza – oh, allora egli sarà persino capace di gettare via il tuo pane e di seguire colui che seduce la sua coscienza. In questo avevi ragione.
Giacché il segreto dell’esistenza umana non è vivere per vivere, ma avere qualcosa per cui vivere. Se l’uomo non ha ben fermo dinanzi a sé il fine per cui vive, egli non accetterà di continuare a vivere e distruggerà se stesso piuttosto che rimanere sulla terra, anche se avesse pani in abbondanza intorno a sé.”

Fëdor Dostoevskij, I Fratelli Karamazov. Il Grande Inquisitore.

il bisogno umano di “venerare”

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“La preoccupazione più assillante e tormentosa per l’uomo, fintanto che rimane libero, è quella di trovare al più presto qualcuno da venerare. Ma l’uomo vuole venerare qualcosa di inconfutabile, tanto inconfutabile che tutti gli uomini acconsentano immediatamente a venerarlo insieme. Giacché la preoccupazione di questi poveri esseri consiste non solo nel trovare qualcosa che uno o l’altro possano venerare, ma trovare quel qualcosa in cui tutti credano e che tutti venerino; la condizione essenziale è che si sia assolutamente tutti insieme. Ecco, questa esigenza di comunione nella venerazione è il principale tormento di ogni uomo, preso singolarmente, come dell’intera umanità, dall’inizio dei secoli.
Per questa comune venerazione essi si sono trucidati fra loro a colpi di spada. Essi hanno creato dei e si sono sfidati l’un l’altro: “Gettate via i vostri dei e venite a venerare i nostri, altrimenti sarà la morte per voi e per i vostri dei!”
E così sarà fino alla fine del mondo, persino quando anche gli dei saranno scomparsi dalla faccia della terra: allora cadranno in ginocchio davanti agli idoli.”

Fëdor Dostoevskij, I Fratelli Karamazov. Il Grande Inquisitore.

colui che è passato da qui

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“A un discepolo che lo tempestava di domande intellettuali e che era tornato alla carica chiedendogli se l’anima già esiste prima della nascita, Buddha rispose con la storia del soldato trafitto dalle frecce che viene portato d’urgenza dal cerusico perché gliele tolga e lo salvi, ma lui insiste a voler sapere prima chi lo ha ferito e con quale intenzione l’ha fatto. Con questo aneddoto Buddha vuole spiegare all’allievo che la sua domanda è irrilevante perché, qualunque sia la risposta, quel che conta è capire il significato del nascere, dell’invecchiare, del morire e del soffrire. A Buddha non piacevano le definizioni. Sapeva che potevano essere trappole, come le parole. Una volta i discepoli gli chiesero se, quando fosse morto, lui ci sarebbe stato ancora. E la risposta fu:
«Se dico di si, do adito a una confusione, se dico di no a un’altra. Dopo la morte Tathagata sarà senza confini come l’oceano».
Tathagata era il modo con cui lui parlava di sé e il nome con cui voleva essere chiamato. Significa «Colui che è passato da qui». Con questo voleva sottolineare di non essere nessuno di particolare, di non essere né il primo né l’ultimo Illuminato, di non essere dio, ma solo un uomo come gli altri, uno che è passato da qui, da dove possono passare tutti quelli che lo seguono sulla Via.”

Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra