sancta simplicitas degli sapienti indiani

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“Il bene spirituale appare loro leggero come il vento, e le scritture che possiedono non offrono alcun mezzo per migliorare la loro condizione. A voler riassumere le idee più diffuse, il loro credo sarebbe il seguente: c’è un solo Dio, e nessuno all’infuori di lui; qualunque cosa esista è lui stesso in forma mascherata: quella forma non esiste veramente, sebbene noi la percepiamo. Qualunque cosa sia fatta, è fatta da Dio: egli ci fa peccare al fine di punire peccati compiuti in una nascita precedente. Da dove viene il peccato? Lo ha creato Dio – chi altri potrebbe? Mayà (l’illusione) fa peccare gli uomini: non si può dire che Maya sia Dio, non si può neanche dire che non sia un Dio, ma, secondo i Veda, questo male è Dio stesso… Il loro codice morale … Sentimenti del genere quali stimoli al miglioramento possono mai produrre? Anche la salvezza che essi si aspettano, quando è perfetta, è l’assorbimento nella divinità, o, in altre parole, l’annichilamento dell’esistenza personale: e, se non è perfetta, è il godimento animale in uno dei loro presunti cieli, in cima all’Himalaya, e, dopo quello, di nuovo il ritorno a questa vita.”

Deerr, Journal Asiatique

la natura di Eros

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“Quando nacque Afrodite, gli dei si riunirono a banchettare e fra gli altri c’era anche Poros, Risorsa, figlio di Metis, Intelligenza Astuta. Dopo che ebbero cenato, vista l’abbondanza di cibo, arrivò a mendicare Penia, Povertà, e sì fermo sull’uscio. Poros, intanto, ubriaco di nettere (al tempo, il vino ancora non esisteva), entrò nel giardino di Zeus e cascante di sonno si addormentò. Penia, vista la sua povertà, macchinando astutamente di avere un figlio da Poros, sì sdraiò accanto a lui e rimase incinta di Eros.
È per questo che Eros è seguace e aiutante di Afrodite, perché è stato concepito nel giorno in cui si festeggiava la nascita di Afrodite e, allo stesso tempo, è per natura amante del bello visto che Afrodite è bella. Peraltro, in quanto figlio di Poros e Penia, a Eros è capitato questo destino: innanzitutto, è sempre povero e non è per niente delicato e bello, come crede la maggior parte delle persone, ma è duro e sciatto e scalzo e senzatetto, sempre pronto a sdraiarsi per terra senza coperte, per dormire all’addiaccio sulle porte e per strada, perché ha la natura della madre: convive perennemente con la privazione. Da parte di padre, invece, è un macchinatore astuto in agguato ai belli e ai buoni, coraggioso, impetuoso, veemente, cacciatore terribile, sempre occupato a ordire trame, desideroso di saggezza e ricco di risorse, amante della sapienza per tutta la vita, terribile mago e incantatore e sofista; non è nato immortale né mortale, ma nello stesso giorno fiorisce e vive, quando trova la buona risorsa, e poi muore, e di nuovo torna a vivere grazie alla natura del padre; e quel che si procaccia con le sue risorse scivola sempre via, e così Eros non è mai senza risorse né ricco, e inoltre sta in mezzo fra sapienza e ignoranza. Le cose infatti stanno così: nessuno degli dei filosofa ossia ama la sapienza né desidera diventare sapiente, infatti lo è già, e nessuno che sia sapiente ama la sapienza.
Neppure gli ignoranti filosofano, ossia amano la sapienza, né desiderano diventare sapienti, poiché proprio questo ha di grave l’ignoranza, che a chi non è bello, né buono, né saggio sembra invece di esserlo a sufficienza. E dunque chi non crede di essere carente non desidera ciò di cui non crede di aver bisogno.
“Ma Diotima, -dissi io,- chi sono allora i filosofi, ossia gli amanti della sapienza, se non sono né i sapienti né gli ignoranti?”
“È chiaro anche a un ragazzino,-disse lei,- sono quelli che si trovano in posizione intermedia fra i due, e tra di essi c’è anche Eros. La sapienza infatti è fra le cose più belle, e Eros è Eros del bello. Così è necessario che Eros sia filosofo, amante di sapienza, perché l’amante della sapienza è in posizione intermedia fra il sapiente e l’ignorante.”

Platone, Simposio