la vita è sogno

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“Morte è quanto vediamo da svegli; sogno, quanto vediamo dormendo.
I desti hanno un mondo unico e comune, ma ciascuno dei dormienti si ritira in un mondo proprio.”

Eraclito

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la fantastica rassegnazione

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“Che la vita dell’uomo sia soltanto un sogno è già stato affermato da molti, e tale sentimento incessantemente nasce anche in me. Quando considero i limiti entro cui sono rinserrate le forze attive e speculative dell’uomo, quando vedo che ogni attività mira all’unico scopo di soddisfare i bisogni, i quali, a loro volta, servono soltanto a prolungare la misera esistenza e poi comprendo che la tranquillità su certi punti delle nostre speculazioni non è altro che la fantastica rassegnazione perché dipingiamo soltanto variopinte figure e luminosi panorami sulle pareti fra le quali siamo prigionieri, tutto ciò, Guglielmo, mi rende muto. Rientro in me stesso e trovo un universo! Ma formato più di presentimenti e di oscuri desideri che di immagini e di forze viventi. Allora tutto si confonde davanti ai miei sensi, ed io sorrido e continuo a sognare nel mondo.
Che i fanciulli non sappiano che cosa vogliano è verità constatata da tutti i dottissimi maestri di scuola e istruttori; ma che anche gli adulti, come i bambini, brancolino su questa terra e non sappiano né da dove vengano né dove vadano e che anche essi agiscono non secondo veri scopi, ma si lascino guidare invece solo da biscotti e dolci e vergate: questo nessuno vuole crederlo eppure a me sembra una verità da toccare con mano. Volentieri ti ammetto, poiché so ciò che mi risponderesti in proposito, che i più felici sono proprio coloro i quali come i bambini vivono alla giornata, portando a spasso le bambole che vestono e spogliano e girando con gran rispetto intorno al cassetto dove la mamma ha chiuso il biscotto; e, quando finalmente sono riusciti a portar via ciò che desiderano, lo divorano e con la bocca piena gridano: “Ancora!”. Queste sono creature felici!
E si trovano bene anche quelli che danno titoli pomposi alle loro misere faccende o magari anche alle loro passioni e poi le presentano al genere umano come opere gigantesche intraprese per il suo bene e la sua salute. Felice chi può essere così!
Ma chi umilmente riconosce dove ogni cosa va a finire, chi vede come ogni borghese soddisfatto riesca a trasformare il suo giardino in paradiso e come anche lo sventurato prosegue il suo cammino sotto il fardello e tutti ugualmente abbiano interesse a vedere la luce del sole per un minuto di più, colui pure è tranquillo e costruisce il suo mondo in sé, ed è felice, perché è un uomo. E per quanto i suoi confini siano limitati, egli conserva per sempre in cuore il sentimento della libertà e sente di poter abbandonare questo carcere quando vuole.”

Goethe, I dolori del giovane Werther