la ricetta della felicità

la-tenacia

“Tu ti sdegni e ti lamenti per qualche contrarietà e non capisci che in esse non c’è niente di male, se non il tuo sdegno e i tuoi lamenti? Vuoi il mio parere? Secondo me la sola infelicità per l’uomo è ritenere che nella natura ci siano elementi d’infelicità. Non sopporterò più me stesso il giorno in cui non sarò in grado di sopportare qualche disgrazia. Sto male: fa parte del destino. La servitù è malata, i debiti mi opprimono, la casa scricchiola, disgrazie, danni, pene, paure mi sono piombati addosso: sono cose che càpitano. O meglio: dovevano capitare. Non sono avvenimenti casuali: sono decretati.
Vuoi credermi? Ora ti svelerò i miei intimi sentimenti: in tutte le situazioni che appaiono avverse e critiche, mi comporto così : non obbedisco a dio, sono d’accordo con lui: lo seguo spontaneamente e non perché è necessario. Qualunque cosa accada non l’accoglierò mostrandomi triste o con volto accigliato: non pagherò nessun tributo controvoglia.
Tutto ciò che ci fa piangere o ci atterrisce è un tributo che va pagato alla vita: non sperare, amico mio, l’immunità, non chiederla nemmeno. Soffri di dolori alla vescica, sono arrivate lettere poco piacevoli, hai subito danni continui, – dirò di più – hai temuto per la vita.
Come? Non sapevi che augurandoti la vecchiaia, ti auguravi questo? Sono tutte disgrazie in cui ci si imbatte in una vita lunga, come in un lungo viaggio ti imbatti nella polvere, nel fango, nella pioggia.
“Ma io volevo vivere, e non avere, però tutti questi fastidi.” Parole così effeminate sono indegne di un uomo. Vedrai tu come accogliere questo mio augurio; te lo faccio di cuore e con animo generoso: dèi e dee non ti permettano di essere nelle grazie della fortuna!
Chieditelo: se un dio ti desse facoltà di scelta, vorresti vivere in un mercato o in un accampamento? Ma, caro Lucilio, vivere è fare il soldato. Perciò coloro che sono sbattuti qua e là, e costretti a percorrere per dritto e per traverso strade faticose e difficili e affrontano spedizioni piene di rischi, sono uomini valorosi, i primi tra i soldati; quanti, invece, si lasciano languidamente andare a un ozio nauseante, mentre gli altri si affannano, sono delle colombelle, e si garantiscono la sicurezza con il disonore.”

Seneca