il progresso non migliora l’uomo? manca il sapere organico, quello filosofico

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“Un’obiezione che si sente così spesso opporre: che il progresso della cultura e dell’istruzione non sembra coincidere affatto con il progresso morale. Questo vale degli individui: non si vede affatto che vi sia proporzione tra la cultura intellettuale e la moralità e l’energia. E vale anche dei popoli, dove la civiltà sembra avere per effetto dl diminuire la criminalità violenta, ma accresce per contro altre forme di delinquenza, forse più biasimevoli ancora.
«Che rapporto vi è – dice giustamente Spencer – tra l’imparare che certi segni rappresentano certe parole e l’acquistare un senso più elevato del dovere? Come la conoscenza della tavola Pitagorica può svolgere i sentimenti di simpatia umana? Come i dettati d’ortografia e l’analisi grammaticale possono favorire il senso della giustizia? ». L’ironica osservazione di H. Spencer è perfettamente giustificata. Non ogni sapere è ugualmente importante sotto questo riguardo. Lo studio dei costumi delle formiche potrà destare sentimenti d’ammirazione e di simpatia per questi industriosi insetti e in via indiretta sentimenti generali relativi alla meravigliosa natura: ma l’influenza sua sulla vita non potrà essere che molto scarsa.
E così è di ogni sapere frammentario e sconnesso. ll vero sapere, di cui parlano Socrate e Platone, è il sapere che potremmo dire in largo senso filosofico: quello che per lunghi secoli le tradizioni religiose hanno trasmesso nell’umanità e che ora la moderna istruzione scalza e distrugge senza sostituirlo. Allora si comprende perchè anzi l’istruzione, come oggi è impartita, riesca ad una vera depressione morale e serva alla corruzione anzichè al miglioramento dei costumi.”

Piero Martinetti, “L’educazione della volontà”.

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