con le lettere e con le parole non si può dir nulla

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“Io credo, — gli disse un giorno, — che un petalo di fiore o un vermiciattolo sul nostro cammino dica e contenga molto più di tutti i libri dell’intera biblioteca. Con le lettere e con le parole non si può dir nulla.
Talvolta scrivo una lettera greca, un theta o un omega, e girando appena un pochino la penna vedo la lettera che guizza e un pesce, mi ricorda in un attimo tutti i ruscelli e i fiumi del mondo, tutto ciò ch’esiste di fresco è di umido l’oceano di Omero e l’acqua su cui camminava Pietro, oppure la lettera diventa un uccello, mette la coda, rizza le penne, si gonfia, ride, vola via.. Ebbene, Narciso, tu non dai molta importanza a lettere di questo genere, vero?
Ma io ti dico: con esse Dio scrisse il mondo.

— Do loro molta importanza, — disse Narciso con tristezza. — Sono lettere magiche: con esse si possono scongiurare tutti i demoni. Certo, per l’uso delle scienze non vanno. Lo spirito ama ciò che è saldo, formato, vuole poter essere sicuro dei suoi segni, ama ciò che è, non ciò che diviene, il reale e non il possibile. Non tollera che un omega diventi un serpente o un uccello. Lo spirito non può vivere nella natura, ma solo di fronte ad essa, come suo contrapposto.”

Hesse Hermann, “Narciso e Boccadoro”.

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quel terribile ossimoro che è un “animale spirituale”

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“A volte, Signore, viene la tentazione di dire che se tu ci volevi come i gigli della campagna avresti potuto darci un’organizzazione più simile alla loro. Ma proprio qui, immagino, sta il tuo grande esperimento. Anzi, no: non un esperimento, perché tu non hai bisogno di scoprire nulla.

Meglio dire: la tua grande impresa. Fare un organismo che sia anche uno spirito; fare quel terribile ossimoro che è un “animale spirituale”.

Prendere un povero primate, una bestia coperta di terminazioni nervose, una creatura con uno stomaco che vuole essere riempito, un animale riproduttivo che ha bisogno di un compagno, e dire:
«Avanti, forza! Diventa un dio».”

Clive Lewis, “Il diario di un dolore”.

essere nel tempo significa mutare

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“Gli esseri umani sono anfibi – mezzo spirito e mezzo animale. Come spiriti essi appartengono al mondo dell’eternità, ma come animali sono abitatori del tempo. Ciò significa che, mentre il loro spirito può essere diretto verso un oggetto eterno, il loro corpo, le passioni e l’immaginazione sono in continuo divenire, poiché essere nel tempo significa mutare.
Perciò la cosa che più li avvicina alla costanza è l’ondulazione – cioè il ripetuto ritorno a un livello dal quale ripetutamente si allontanano, una serie di depressioni e di elevazioni.
Se tu l’osservi attentamente scorgi quest’ondulazione in ogni settore della sua vita – l’interesse per il lavoro, l’affetto verso gli amici, gli appetiti fisici, tutto va su e giù. Finché egli vivrà sulla terra periodi di ricchezza e di vivacità emotiva e corporale si alterneranno a periodi di torpore e di povertà.”

Clive Lewis, “Le lettere di Berlicche”.

la riflessione tende verso una struttura stabile di valori

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“Indubbiamente, gli esercizi della volontà, possiedono un valore; per esempio l’esecuzione sistematica e regolare, per un certo tempo, di lavori penosi, l’esercitarsi a dominare certi impulsi, a sopportare privazioni ecc.; ma tutte queste cose hanno sempre soltanto una funzione secondaria e non raggiungono affatto il fine per cui sono proposte. Senza dubbio esse possono giovare in certi casi a dare a sé la fiducia nella propria capacità di volere, a perfezionare certi lati del carattere, a far acquistare abitudini preziose: ma non bisogna illudersi che esse valgano a creare una volontà genericamente energica. Se manca la struttura razionale interiore, se la riflessione non ha creato in noi una coscienza stabile di valori che domini tutta la volontà tutto questo apparato esteriore non ha alcuna seria efficacia. Perché esso abbia effettivamente un certo valore è necessario che esercizi si ricolleghino come conseguenze particolari ad una volontà fondamentale interiore, che essi hanno solo il compito di perfezionare e di estendere e da cui traggono in fondo l’energia di cui essi hanno essi stessi bisogno.”

Piero Martinetti