il mondo del lavoro

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“Di tutte le stronzate che ho sentito in vita mia, quella che la scuola debba preparare i giovani al mondo del lavoro è sicuramente la peggiore. Non tanto perché, banalmente (ma neanche tanto, oggi tocca tener presente che stai parlando ai gibboni e non ai cristiani) la scuola deve fare la scuola, e un’ora di lezione di letteratura non è uguale a un’ora passata a smontare carburatori da Biancone, quanto perché è così che ti fottono. Perché si pensa che il mondo del lavoro sia una cosa diversa dal mondo in cui vorremmo vivere, e non è vero. Il cosiddetto mondo del lavoro è una figura mitologica, come i mercati, o L’Europa, popolata da bestie feroci. Animali ignoranti e rabbiosi, bestie con la bava alla bocca pronte ad ammazzare la gente di fatica, a patto che sia una fatica di merda.
Finché non si capisce che deve essere il mondo del lavoro ad adeguarsi a quell’inutile, meravigliosa perdita di tempo che è studiare la poesia, la storia, l’algebra, produrremo padroni spietati che pensano sia normale perquisire gli impiegati all’uscita della fatica o contargli i minuti al cesso e servi grati e riconoscenti per le perquisizioni o per il limone nel culo; e sforneremo partiti pieni di gentucola convinta che fare gli interessi dei ricchi e della finanza coincida con gli interessi dell’umanità, e imbecilli plagiati che corrono a votarli.
Che la scuola insegni un sano disprezzo per il lavoro, una puzza al naso nei confronti del denaro in sé: è questo l’unico modo di uscire da quella che i cafoni chiamano crisi, ma solo perché non hanno capito che è, invece, declino. Che continuerà inarrestabile finché la scuola smetterà di fornire gli anticorpi alla vita di merda che questa gente è pronta a farti trovare quando la scuola sarà finita. C’è tempo e modo di abituarsi, a schiaffi e calci in culo, che la vita non è poesia e filosofia, non è arte e letteratura: che almeno quando si è giovani si impari cosa sia importante e cosa invece, per quanto necessaria, renda la vita la merda che è.”

Amleto de Silva

trascendenza del pensiero

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“No. La vita non mi ha disilluso. Di anno in anno la trovo sempre più ricca, più desiderabile e più misteriosa – da quel giorno in cui venne a me il grande liberatore, quel pensiero che la vita potrebbe essere un esperimento di chi è volto alla conoscenza – e non un dovere, non una fatalità, non una fede. […] La vita come mezzo di conoscenza. Con questo principio nel cuore si può non soltanto valorosamente, ma anche gioiosamente vivere e gioiosamente ridere.”

Nietzsche, la gaia scienza

non lasciatevi intorpidire di fronte al miracolo della vita

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“Cos’ha la morte che non va? Di cosa abbiamo così mortalmente paura? Perché non trattare la morte con un po’ di umanità e dignità e decenza e, Dio non voglia, perfino di umorismo? Signori, il vero nemico non è la morte. Vogliamo combattere le malattie? Combattiamo la più terribile di tutte: l’indifferenza.
Nelle vostre aule ho assistito a disquisizioni sul transfert e la distanza professionale. Il transfert è inevitabile, signore. Ogni essere umano ha un impatto su di un altro. Perché vogliamo evitarlo in un rapporto paziente-medico? È sbagliato quello che insegnate nelle vostre lezioni, la missione di un medico non deve essere solo prevenire la morte ma anche migliorare la qualità della vita. Ecco perché se si cura una malattia si vince o si perde… se si cura una persona vi garantisco che, in quel caso, si vince qualunque esito abbia la terapia.
Qui vedo oggi un’aula piena di studenti di medicina. Non lasciatevi anestetizzare, non lasciatevi intorpidire di fronte al miracolo della vita. Vivete sempre con stupore il glorioso meccanismo del corpo umano. Questo deve essere il fulcro dei vostri studi e non la caccia ai voti che non vi daranno alcuna idea di che tipo di medico potrete diventare. E non aspettate di essere in corsia per acquistare la vostra umanità, sviluppate subito la capacità di comunicare, parlate con gli estranei, con gli amici, con chi sbaglia numero, con chi vi capita.
E coltivate l’amicizia di quelle stupende persone che vedete in fondo all’aula. Infermiere che possono insegnarvi, stanno con la gente tutti i giorni, fra sangue e merda, e hanno un patrimonio di conoscenza da condividere con voi! E così fate con quei professori che non sono morti dal cuore in su, condividete la compassione che hanno, fatevi contagiare.
Signore io voglio fare il medico con tutto il mio cuore. Io volevo diventare medico per assistere il mio prossimo, e per questo motivo ho perso tutto, però così ho anche guadagnato tutto: ho condiviso le vite dei pazienti e del personale dell’ospedale, abbiamo riso insieme e pianto insieme. Questo è ciò che voglio fare nella mia vita. E Dio mi sia testimone, comunque decidiate oggi, signori, guarderò ancora con fiducia il mio scopo: diventare il miglior medico che il mondo abbia mai visto. Voi avete la facoltà di impedire che io mi laurei, potete impedirmi di ottenere il titolo, il camice bianco, ma non potete controllare il mio spirito, non potete impedirmi di apprendere, non potete impedirmi di studiare. A voi la scelta: avermi come collega di lavoro, passionale, oppure avermi come voce fuori dal coro, sincera e determinata. In entrambi i casi verrò forse considerato una spina, ma vi prometto una cosa: sarò una spina che non riuscirete a togliere.”

Tratto da “Patch Adams”, un film di Tom Shadyac con Robin Williams.

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