la virtù non si può conciliare con il piacere della bistecca

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Sulla crudeltà del fatto che della vita viene allevata per essere uccisa e mangiata.

“Non possiamo fingere di non saperlo: non siamo degli struzzi; non possiamo credere che se non guardiamo, non capiterà quello che non abbiamo voluto vedere. È ancora più impossibile che non ci riesca di vedere quello che mangiamo. E ancora, se ciò fosse necessario o almeno utile; invece no. Ciò non serve che allo sviluppo dei sentimenti più bassi: la lubricità, la lussuria, l’ebbrezza.

È costantemente confermato dal fatto che i giovani, buoni, puri, soprattutto le fanciulle, sentono, senza rendersi conto come una cosa deriva dall‘altra, che la virtù non si può conciliare con il piacere della bistecca, e che, se vogliono crescere moralmente, devono abbandonare la nutrizione animale.

Che cosa voglio dimostrare? Che gli uomini per diventar buoni devono astenersi dal mangiar carne? Per nulla. Voglio solamente dimostrare che per riuscire a condurre una vita normale è indispensabile conquistare progressivamente le qualità necessarie e che, di tutte le virtù, quella che sarà necessario conseguire prima di tutte le altre è la sobrietà, la volontà di padroneggiare le proprie passioni. Tendendo all’astinenza, l’uomo seguirà certamente un ordine definito, e in questo ordine la prima virtù sarà la sobrietà nell’alimentazione, il digiuno relativo.
Se cerca seriamente e sinceramente la vita morale, il primo nutrimento da cui l’uomo dovrà astenersi è quello animale; perché, senza parlare delle sollecitazioni alle passioni prodotte da questo nutrimento, il suo uso è semplicemente immorale, perché prevede un’azione contraria al sentimento della moralità – l’assassinio – provocata esclusivamente dall’ingordigia e dalla voracità.”

Lev Tolstoj, “Riflessioni di un vegetariano”.

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la menzogna del progresso senza la civilizzazione

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“Tutti sono costretti a tradire la cosa più importante della loro vita, la comprensione della vita stessa, la religione. Macchine: ma per produrre che cosa? Telegrafi: per comunicare che cosa? Scuole, università, accademie: per insegnare che cosa? Assemblee: per ascoltare che cosa? Libri, giornali: per diffondere quali notizie? Ferrovie: per andare da chi, e dove? Milioni di uomini radunati in branco e sottomessi a un potere supremo: per fare che cosa? Ospedali, medici, farmacie per prolungare la vita: ma a quale scopo?
Alla causa della civilizzazione sono stati guadagnati uomini e popoli a sufficienza, ma non a quella di un’autentica civilizzazione. La prima è facile; la seconda richiede invece l’impiego di tutte le forze, e incontra perciò nella grande maggioranza delle persone solo disprezzo e odio, perché svela la menzogna della civiltà.”

Lev Tolstoj

la risposta è semplice: ama

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“Per l’uomo che tende a congiungersi con le altre anime e con Dio attraverso l’amore, non ci può essere questione su cosa sarà dell’anima dopo la morte del corpo. Dell’anima non c’è da parlare nel passato o nel futuro, non era e non sarà, l’anima è. Comunque all’uomo non è dato, ne serve sapere come l’anima si percepirà dopo la morte. Non gli serve saperlo proprio perché non sprechi le proprie forze vitali con il preoccuparsi della situazione della propria anima in un mondo futuro, immaginario, ma che le utilizzi nel presente per il raggiungimento del bene concreto e imperturbabile: il ricongiungimento dell’anima con gli altri essere viventi e con Dio, tramite l’amore.”

Lev Nikolaevich Tolstoj