l’uomo: il più orgoglioso, il più folle

Businessman Standing on Globe

“Hanno successo solo le filosofie e le religioni che ci lusingano, lo facciano in nome del progresso o dell’inferno. Dannato o no, l’uomo prova un bisogno assoluto di essere al centro di tutto. Anzi, unicamente per questa ragione è uomo, è diventato uomo. E se un giorno non provasse più quel bisogno, sarebbe costretto a eclissarsi a vantaggio di un altro animale più orgoglioso e folle.”

Emil Cioran. L’inconveniente di essere nati.

quando la scienza insegnerà all’’uomo che è una specie di tasto di pianoforte

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“Allora, dite voi, la scienza stessa insegnerà all’’uomo (benché questo sia già un lusso, secondo me) che in realtà egli non ha né ha mai avuto volontà né capriccio, e che egli stesso non è altro che una specie di tasto di pianoforte o di puntina d’’organetto; e che, inoltre, al mondo ci sono anche le leggi di natura; sicché, qualsiasi cosa egli faccia, avviene non già per suo volere, ma da sé, secondo le leggi di natura. Di conseguenza, basta solo scoprire queste leggi di natura, e l’’uomo non dovrà più rispondere delle sue azioni e vivere gli sarà estremamente facile. Tutte le azioni umane, s’’intende, saranno calcolate allora secondo quelle leggi, matematicamente, come una tavola dei logaritmi, fino a 108 000, e riportate sul calendario; oppure, meglio ancora, usciranno delle benemerite pubblicazioni, sul tipo degli attuali dizionari enciclopedici, in cui tutto sarà elencato e indicato così esattamente, che al mondo ormai non ci saranno più né azioni, né avventure.
Io, per esempio, non mi stupirò affatto, se a un tratto, di punto in bianco, in mezzo alla futura razionalità universale salterà fuori un qualche gentleman dalla fisionomia poco nobile o, per meglio dire, retrograda e beffarda, punterà le mani sui fianchi e dirà a tutti noi: «Ebbene, signori, che ne direste di dare un calcio e buttare all’’aria tutta questa razionalità in un colpo solo, con l’’unico scopo di mandare al diavolo tutti questi logaritmi e poter di nuovo vivere secondo la nostra stupida volontà?». E questo non sarebbe ancora niente, ma la cosa offensiva è che troverebbe senz’altro dei seguaci: l’’uomo è fatto così.”

Dostojevski, Memorie del sottosuolo

tutto l’’umano agire consiste di fatto soltanto in questo: che l’’uomo dimostri incessantemente a se stesso d’’essere un uomo

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“Infatti, be’’, se realmente si troverà un giorno la formula di tutte le nostre voglie e capricci, cioè da cosa dipendano, per quali leggi esattamente si determinino, come esattamente si diffondano, dove tendano nel tal caso e nell’’altro, eccetera, eccetera, cioè la vera formula matematica, allora l’’uomo, forse, smetterà subito di volere, anzi smetterà sicuramente. Ma che gusto c’’è a volere secondo una tabella? E non basta: subito si trasformerà da uomo in puntina d’’organetto o qualcosa del genere; perché cos’’è l’’uomo senza desideri, senza libertà e senza volontà, se non una puntina nel cilindro di un organetto? Che ne pensate? Calcoliamo le probabilità: può succedere oppure no?

Ma ve lo ripeto per la centesima volta, c’’è unicamente un caso, uno solo, in cui l’’uomo può augurarsi di proposito, consapevolmente, anche qualcosa di dannoso, di stupido, perfino stupidissimo, e cioè per avere il diritto di augurarsi anche ciò che è stupidissimo e non essere vincolato all’’obbligo di desiderare soltanto ciò che è intelligente. Infatti questa cosa stupidissima, questo capriccio, signori, in realtà può essere quel che di più vantaggioso c’’è per noi altri sulla terra, soprattutto in certi casi. E in particolare può essere più vantaggioso di tutti i vantaggi perfino nel caso in cui vi porti un danno evidente e contraddica alle più sensate deduzioni della nostra ragione in materia di tornaconto, perché in ogni caso ci salvaguarda la cosa più importante e preziosa, cioè la nostra personalità e la nostra individualità. Alcuni, ecco, affermano che questo è davvero il bene più prezioso per l’’uomo; la volontà, naturalmente, se lo desidera può anche coincidere con la ragione, soprattutto ove non ne abusiamo, ma ce ne serviamo con moderazione; ciò è utile e talvolta perfino lodevole.

Ora vi chiedo: che cosa ci si può aspettare dall’uomo, in quanto essere dotato di così strane qualità? Ma ricopritelo di tutti i beni della terra, annegatelo nella felicità fino ai capelli, tanto che sulla superficie della felicità affiorino soltanto le bollicine, come sull’acqua; dategli una prosperità economica tale, che ormai non gli resti altro da fare che dormire, mangiare panpepati e adoperarsi per il perpetuarsi della storia universale – ebbene, anche allora lui, l’’uomo, anche allora per pura ingratitudine, per pura beffa, vi farà una carognata. Rischierà perfino i panpepati e apposta desidererà la più distruttiva assurdità, la sciocchezza più antieconomica, unicamente per mescolare a tutta quella razionalità positiva il suo distruttivo elemento fantastico. Desidererà rivendicare proprio i suoi sogni fantastici, la sua più volgare stupidità, unicamente per confermare a se stesso (come se questo fosse così necessario) che gli uomini sono sempre uomini, e non tasti di pianoforte: perché se anche a suonarvi saranno le leggi stesse di natura con le loro mani, quella musica minaccia di venire talmente a noia che, calendario a parte, non si avrà più voglia di nulla.

E poi non basta: perfino nel caso in cui egli risultasse effettivamente un tasto di pianoforte, se anche glielo dimostrassero con le scienze naturali e la matematica, neanche allora metterebbe giudizio, ma farebbe qualcosa per puro spirito di contraddizione, unicamente per ingratitudine; appunto per far di testa sua. E nel caso in cui non trovi altri mezzi, inventerà la distruzione e il caos, inventerà svariate sofferenze, e farà comunque di testa sua! Scaglierà una maledizione su tutta la terra, e giacché solo l’’uomo può maledire (questo è un suo privilegio, che lo distingue in maniera essenziale dagli altri animali), forse con la sola maledizione raggiungerà il suo scopo, cioè si convincerà realmente di essere un uomo, e non un tasto di pianoforte! Se poi direte che anche questo si può calcolare secondo una tabella, anche il caos, la tenebra e la maledizione, e che già la sola possibilità di un calcolo preventivo fermerà tutto e la ragione avrà il sopravvento – ebbene, l’’uomo in questo caso diventerà pazzo apposta per non avere la ragione e far di testa sua! Io ci credo, io ne rispondo, perché tutto l’’umano agire mi sembra consistere di fatto soltanto in questo: che l’’uomo dimostri incessantemente a se stesso d’’essere un uomo e non una puntina! Magari con la propria pelle, ma lo dimostri; magari col trogloditismo, ma lo dimostri. E dopo ciò, come resistere alla tentazione di lodare Iddio, perché tutto questo non c’’è ancora e la volontà, per il momento, lo sa il diavolo da cosa dipende…”

Dostojevski, Memorie del sottosuolo

se un Dio ha creato il mondo, egli ha creato l’uomo come scimmia di Dio

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“Ci dovrebbero essere creature dotate di spirito più di quanto non siano gli uomini, anche solo per gustare a fondo l’umorismo insito nel fatto che l’uomo si considera lo scopo dell’intera esistenza del mondo, e l’umanità è veramente soddisfatta solo se può assegnarsi una missione mondiale. Se un Dio ha creato il mondo, egli ha creato l’uomo come scimmia di Dio, come continuo motivo di divertimento nelle sue troppo lunghe eternità. La musica delle sfere tutt’intorno alla terra sarebbe allora la risata di scherno di tutte le altre creature intorno all’uomo. Quell’annoiato immortale solletica con il dolore il suo animale preferito, per gioire dei gesti tragici e orgogliosi, delle interpretazioni delle sue sofferenze e soprattutto dell’inventiva spirituale della più vana creatura – come inventore di questo inventore. Giacché chi per divertimento ideò l’uomo ebbe più spirito dell’uomo, e anche più diletto per lo spirito.
Anche qui, dove la nostra umanità vuole per una volta umiliarsi volontariamente, la vanità ci giuoca un tiro, in quanto noi uomini vorremmo essere, almeno in questa vanità, qualcosa di affatto incomparabile e meraviglioso. La nostra unicità nell’universo! ohimè, è una cosa fin troppo inverosimile! Gli astronomi, a cui tocca talvolta realmente di scrutare un orizzonte staccato dalla terra, fanno capire che la goccia di vita che è nel mondo è senza importanza per il carattere totale del mostruoso oceano di divenire e trapassare: che un numero indeterminato di astri presentano condizioni simili a quelle della terra per la produzione della vita, moltissimi cioè, e però sempre un gruppo ristretto in confronto agli infiniti altri che non hanno mai avuto la vivente eruzione che ne sono da lungo tempo guariti; che la vita su ognuno di questi astri, misurata sulla durata della sua esistenza, è stata un attimo, una vampata, con lunghi, lunghi spazi di tempo dietro di sé, e dunque in nessun modo la meta e lo scopo ultimo della sua esistenza.
Forse la formica nel bosco immagina altrettanto fortemente di essere meta e scopo dell’esistenza del bosco, come facciamo noi quando alla fine dell’umanità, nella nostra fantasia, ricolleghiamo quasi involontariamente la fine della terra: anzi siamo ancora modesti quando ci fermiamo a ciò e non organizziamo, per i funerali dell’ultimo uomo, un crepuscolo universale del mondo e degli dèi. Anche l’astronomo più spregiudicato quasi non può immaginare la terra senza vita altro che come lo splendente e fluttuante tumulo dell’umanità.”

Friedrich Nietzsche, Umano troppo umano

la volontà è manifestazione di tutta la vita

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“Vedete, signori: la ragione è una buona cosa, questo è indubbio, ma la ragione è solo ragione e soddisfa soltanto la facoltà raziocinante dell’uomo, mentre la volontà è manifestazione di tutta la vita, cioè di tutta la vita umana, sia con la ragione che con tutti i pruriti. E benché in questa manifestazione la nostra vita si riduca spesso a una porcheriola, tuttavia è vita, e non soltanto l’estrazione di una radice quadrata. Io infatti, per esempio, del tutto naturalmente voglio vivere per soddisfare tutte le mie facoltà vitali, e non per soddisfare soltanto la mia facoltà raziocinante, cioè forse una ventesima parte di tutte le mie facoltà vitali. Che cosa sa la ragione? La ragione sa solo quel che ha fatto in tempo a conoscere (altro, forse, non saprà mai; anche se non è consolante, perché nasconderlo?), mentre la natura umana agisce tutta intera, con tutto ciò che vi è in essa, in modo cosciente e inconscio, e magari mente, ma vive.”

Fëdor Dostojevski, Memorie del sottosuolo

essere schiacciato da un fardello così spaventoso come il libero arbitrio

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“Invece di assumere il dominio della libertà degli uomini, [Il Grande inquisitore si rivolge a Gesù, ndr] tu hai reso quella libertà ancora più grande! Oppure hai dimenticato che all’uomo la pace, e persino la morte, sono più care della libertà di scelta nella conoscenza del bene e del male? Nulla è più seducente per l’uomo della libertà di coscienza, ma, nel contempo, non c’è nulla che per lui sia più tormentoso. Ed ecco che, invece di solidi principi per acquietare la coscienza degli uomini una volta per tutte, tu hai scelto tutto ciò che di più insolito, vago ed enigmatico possa esistere, hai preso tutto ciò che è superiore alle forze dell’uomo e hai finito con l’agire come se non amassi affatto gli uomini, proprio tu che eri venuto a donare la tua vita per loro! Invece di assumere il dominio della libertà umana, tu l’hai accresciuta e hai sovraccaricato con i suoi tormenti il regno spirituale dell’uomo, per sempre. Tu hai desiderato il libero amore da parte dell’uomo, hai desiderato che egli venisse spontaneamente a te, attirato e catturato da te. Invece di attenersi alla rigida antica legge, l’uomo, da allora in poi ha dovuto decidere da solo, con il cuore libero, quale fosse il bene e il male, avendo unicamente la tua immagine come guida davanti a sé; ma ignoravi forse che alla fine egli avrebbe rigettato e messo in discussione persino la tua immagine e la tua verità, se fosse stato schiacciato da un fardello così spaventoso come il libero arbitrio?”

Fëdor Dostoevskij, I Fratelli Karamazov. Il Grande Inquisitore.

l’esistenza è un permanente avere bisogno

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“Tutto ciò che noi chiamiamo essente, questo mondo, è appunto l’apparenza della volontà di vivere: base di quest’apparenza, o forma universale di essa, è sempre un conosciuto e un conoscente; e il contenuto ne è, laddove compare nel modo più compiuto e chiaro, l’uomo: esso è la perfetta obiettità della volontà di vivere, e si manifesta come un concreto volere, ossia concreta indigenza, come una concrezione di mille bisogni; la sua esistenza è un permanente avere bisogno, il cui soddisfacimento occupa e costituisce la sua vita, questa vita è perciò un passaggio permanente dal bisogno all’appagamento e da questo al nuovo bisogno. Se questo passaggio riesce rapidamente lo chiamiamo felicità, se lentamente sofferenza, e precisamente: se l’appagamento tarda a seguire il desiderio c’è dolore, sofferenza; se il nuovo desiderio tarda a seguire l’appagamento c’è languore, vuoto struggersi, languore, noia.
La stessa cosa appare poi in tutti gli animali, ma in modo tanto più semplice e con meno ricco contenuto di apparenza quanto più essi si allontanano nei gradi dall’uomo. Nelle piante riconosciamo la stessa cosa, nell’essenziale, ma come un sordo, oscuro impulso senza conoscenza, come vegetazione.
La stessa cosa è espressa, in modo ancor meno chiaro, da tutte le forze naturali e i corpi cosiddetti morti, per finire con il peso, la rigidità, il permanere nello stato assunto: qui la volontà appare ancora soltanto come una spinta del tutto oscura, remota da ogni conoscibilità immediata.”

Arthur Schopenhauer.