pseudo-cose, aggeggi per vivere

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“Per i nostri avi, “una casa”, una “fontana”, una torre loro familiare, un abito posseduto erano ancora qualcosa di infinitamente più intimo; quasi ogni cosa era un recipiente in cui rintracciavano e conservavano l’umano.

Ora ci incalzano dall’America cose nuove e indifferenti, pseudo-cose, aggeggi per vivere. Una casa nel senso americano, una mela americana, o una vite americana non hanno nulla in comune con la casa, il frutto, il grappolo in cui erano riposte le speranze e la ponderazione dei nostri padri.”

1910, Rainer Maria Rilke, “Briefe aus Muzot”.

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l’immagine che l’America ci propone di sé

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“Una delle più straordinarie capacità dell’America è quella di produrre immagini estremamente positive di sé, di crederci e di fare in modo che anche gli altri ci credano. L‘industria cinematografica ha avuto, in questo, un ruolo determinante. Per gli americani è ormai per gran parte dell‘opinione pubblica di mezzo mondo, la storia americana non è quella che uno può leggere nei libri, ma quella che uno vede nei film. Gli americani sono sempre i «nostri» che arrivano al momento giusto a salvare la situazione contro i «selvaggi pellerossa»; sono sempre i «buoni» nella lotta contro i nazisti, i comunisti, i guerriglieri, i terroristi o gli alieni.
Hollywood non rifugge dall‘affrontare i tanti problemi della società americana, ma ha un modo tutto suo di presentarli e di risolverli con quel lieto fine che è ideologicamente – e anche commercialmente – d’obbligo per ogni storia. Democrazia, eguaglianza, giustizia sono valori che vengono platealmente negati nella realtà, ma costantemente riaffermati nella sua rappresentazione. La finzione prende il posto della notizia. La propaganda quello della verità.
In America l‘industria della pubblicità e quella delle pubbliche relazioni sono ormai due sofisticatissimi sistemi di manipolazione della mente e non c’è più nulla, da Dio a un prodotto elettronico a una guerra, che non venga abilmente impacchettato e presentato in una qualche illusionistica formula di parole o un una qualche scatola lucida e colorata da lanciare sul mercato.”

Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra.