dovremmo stare attenti a non fare dell’intelletto il nostro dio

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“Noi dovremmo stare attenti a non fare dell’intelletto il nostro dio. Esso ha, naturalmente, muscoli possenti, ma non è dotato di alcuna personalità. Non può guidare, può solo servire; e non è esigente nella sua scelta di un capo. Questa caratteristica si riflette nella qualità dei suoi sacerdoti, gli intellettuali. L’intelletto ha la vista lunga in fatto di metodi e strumenti, ma è cieco rispetto ai fini e ai valori.

I nostri antenati ebrei, i profeti e gli antichi saggi cinesi compresero e proclamarono che il fattore più importante nel dare forma alla nostra esistenza umana e individuare e fissare una meta; e la meta è una società di esseri umani liberi e felici che si prodighino con costante sforzo interiore per liberarsi dal retaggio degli istinti antisociali e distruttivi.
È in questo sforzo che l’intelletto può offrire l’aiuto più potente. I frutti dello sforzo intellettivo, insieme allo sforzarsi in sé, in cooperazione con l’attività creativa dell’artista, danno contenuto e senso alla vita.”

Albert Einstein, “Il fine dell’esistenza umana”.

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grandezza, calma e solarità

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“Grandezza, calma e solarità – queste tre cose abbracciano tutto ciò che un pensatore desidera ed anche esige da sé: le sue speranze sui doveri, le sue pretese nel campo intellettuale, morale, perfino nella vita quotidiana e anche nel passaggio dalla sua dimora.
In nessun tempo gli attivi, vale a dire gli irrequieti, hanno avuto la maggiore importanza. Per cui una delle necessarie correzioni che si devono apportare al carattere dell’umanità è quello di rafforzare in larga misura l’elemento contemplativo. Ma già ogni individuo che nel cuore e nella mente sia calmo e costante, ha il diritto di credere di possedere una virtù di generale utilità, e di adempiere addirittura, con la perseveranza di questa virtù, un compito superiore”.

Friedrich Nietzsche, Umano troppo umano.

la crisi dei valori occidentali

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“L’uomo moderno crede sperimentalmente ora a questo ora a quel valore, per poi lasciarlo cadere. Il circolo dei valori superati e lasciati cadere è sempre più vasto. Si avverte sempre più il vuoto e la povertà di valore. Il movimento è inarrestabile, sebbene si stia tentando in grande stile di rallentarlo. Alla fine l’uomo osa una critica dei valori in generale; ne riconosce l’origine, conosce abbastanza per non credere più in nessun valore; ecco il pathos, il nuovo brivido.
Quella che racconto è la storia dei prossimi due secoli.”

Nietzsche, frammenti postumi