la virtù non si può conciliare con il piacere della bistecca

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Sulla crudeltà del fatto che della vita viene allevata per essere uccisa e mangiata.

“Non possiamo fingere di non saperlo: non siamo degli struzzi; non possiamo credere che se non guardiamo, non capiterà quello che non abbiamo voluto vedere. È ancora più impossibile che non ci riesca di vedere quello che mangiamo. E ancora, se ciò fosse necessario o almeno utile; invece no. Ciò non serve che allo sviluppo dei sentimenti più bassi: la lubricità, la lussuria, l’ebbrezza.

È costantemente confermato dal fatto che i giovani, buoni, puri, soprattutto le fanciulle, sentono, senza rendersi conto come una cosa deriva dall‘altra, che la virtù non si può conciliare con il piacere della bistecca, e che, se vogliono crescere moralmente, devono abbandonare la nutrizione animale.

Che cosa voglio dimostrare? Che gli uomini per diventar buoni devono astenersi dal mangiar carne? Per nulla. Voglio solamente dimostrare che per riuscire a condurre una vita normale è indispensabile conquistare progressivamente le qualità necessarie e che, di tutte le virtù, quella che sarà necessario conseguire prima di tutte le altre è la sobrietà, la volontà di padroneggiare le proprie passioni. Tendendo all’astinenza, l’uomo seguirà certamente un ordine definito, e in questo ordine la prima virtù sarà la sobrietà nell’alimentazione, il digiuno relativo.
Se cerca seriamente e sinceramente la vita morale, il primo nutrimento da cui l’uomo dovrà astenersi è quello animale; perché, senza parlare delle sollecitazioni alle passioni prodotte da questo nutrimento, il suo uso è semplicemente immorale, perché prevede un’azione contraria al sentimento della moralità – l’assassinio – provocata esclusivamente dall’ingordigia e dalla voracità.”

Lev Tolstoj, “Riflessioni di un vegetariano”.

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gli eroi e i conquistatori

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“… i non violenti, quando arrivavano gli altri, mettevano i bastoni per terra e si facevano picchiare. Però, che esempio morale! Ma vedi, non si insegna questo, non se ne parla. Le scuole non fanno che la storia degli eroi e dei conquistatori. Alessandro Magno: “magno” perché ha massacrato migliaia di persone nell’Asia centrale? Forse era anche uno simpatico ai suoi tempi, giovane, conquista il mondo.

Ma conquistare cosa vuol dire? Vuol dire uccidere, prendere la roba degli altri. Tutto questo dovrebbe essere rimesso in discussione. L’educazione dovrebbe cominciare con l’insegnare il valore della nonviolenza, che ha a che fare poi con tutto: con l’essere vegetariani, col rispettare il mondo, col pensare che questa terra non te l’han data a te, che è di tutti e tu non puoi impunemente metterti a tagliare e a fare buchi.

Il guaio è, secondo me, che tutto il sistema è fatto in modo che l’uomo, senza neppure accorgersene, comincia sin da bambino a entrare in una mentalità che gli impedisce di pensare qualsiasi altra cosa. Finisce che non c’è nemmeno più bisogno della dittatura ormai, perché la dittatura è quella della scuola, della televisione, di quello che ti insegnano. Spegni la televisione e guadagni la libertà.

Libertà. Non ce n’è più. Io lo continuo a ripetere: non siamo mai stati così poco liberi, pur nella apparente enorme libertà di comprare, di scopare, di scegliere fra i vari dentifrici, fra le quarantamila automobili, fra i telefonini che fanno anche la fotografia. Non c’è più la libertà di essere chi sei. Perché tutto è già previsto, tutto è già incanalato e uscirne non è facile, crea conflitti. Quanta gente viene rigettata dal sistema, viene emarginata perché non rientra nel modello? Facesse invece delle altre cose! Ma non c’è altro, c’è solo una spinta verso il mercato.”

Tiziano Terzani, “La fine è il mio inizio”.

tu sei questo – tat tvam asi

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“Dire che tempo e spazio sono solo forme della nostra conoscenza che, in quanto tali, non appartengono alla cosa in sé, equivale esattamente a sostenere la frase: «L’animale che adesso uccidi sei tu stesso, lo sei adesso (tat tvam asi)».
Chi comprende il tat tvam asi ha compreso anche l’idealità dello spazio e del tempo, e viceversa. Il tat tvam asi si identifica totalmente con la conoscenza dell’unità metafisica della volontà, si presenta come una sincera repulsione a ferire o danneggiare chicchessia, quindi anche come misericordia verso gli animali, i quali, benché capaci solo di sofferenze momentanee, non vengono comunque sottoposti a sofferenze inutili o sproporzionate.”

Arthur Schopenhauer