la vita è un gioco a somma diversa da zero

2-5d62c48309a988c9ab78e98870bc1850

“In un aforisma dell’americano Alan Watts si afferma che la vita è un gioco la cui prima regola è: essa non è un gioco, è una cosa molto seria. E Laing pensava probabilmente allo stesso modo quando in “Nodi” scriveva: “State giocando un gioco. Giocate a non giocare alcun gioco. Se io vi dimostro che state giocando, infrango le regole e voi mi punite”.

Da molto tempo esiste un settore della matematica astratta, e precisamente la teoria del gioco, che si occupa di questi e analoghi problemi. Come si può immaginare, il concetto di gioco non ha per i matematici alcun significato ludico, infantile. Si tratta invece per loro di uno spazio concettuale con delle regole molto precise, che stabiliscono la migliore condotta di gioco possibile.
È qui di fondamentale importanza, la distinzione tra giochi a somma zero e giochi a somma diversa da zero. Esaminiamo prima la classe della somma zero. Di essa fanno parte tutti quegli innumerevoli giochi in cui la perdita di un giocatore significa la vincita dell’altro. Vincita e perdita, sommate assieme, ammontano perciò a zero. Ogni semplice scommessa si basa su questo principio.
I giochi a somma diversa da zero invece, come dice già il nome, sono quei giochi in cui vincita e perdita non si pareggiano, nel senso che la loro somma può risultare inferiore o superiore a zero. Detto altrimenti, in uno di questi giochi entrambi i giocatori (oppure tutti, se vi partecipano più di due giocatori) possono vincere o perdere.

Trasferiamo adesso questa problematica dall’astratto campo della matematica al livello dei rapporti umani. Un rapporto tra partner è un gioco a somma zero o a somma diversa da zero? Per poter rispondere dobbiamo prima chiederci se è vero che le “perdite” di un partner corrispondano alla “vincita” dell’altro. E qui le opinioni sono divise. La vincita consistente, per esempio, nel proprio aver ragione e nell’aver dimostrato l’errore (la perdita) del partner si lascia interpretare come il risultato di un gioco a somma zero. E questo succede in molti rapporti, perché è sufficiente appunto che uno dei due veda la vita come un gioco a somma zero, che lascia aperta solo l’alternativa tra vincita e perdita. Tutto il resto viene da sé, anche se la filosofia dell’altro inizialmente non era orientata in tal senso.
Si giochi dunque a somma zero a livello relazionale e si stia pur certi che a livello oggettivo tutto andrà lentamente ma sicuramente in rovina. I giocatori a somma zero, persistendo accanitamente nell’idea della vincita e del reciproco superamento, facilmente non si avvedono dell’avversario decisivo, di quel terzo che solo in apparenza sorride: la vita, davanti alla quale entrambi sono perdenti.

Perché è così difficile rendersi conto che la vita è un gioco a somma diversa da zero? Che si può vincere insieme non appena si smetta di essere ossessionati dall’idea di dover battere il partner per non esserne battuti? E che — cosa del tutto inconcepibile per lo scaltro giocatore a somma zero — si può perfino vivere in armonia con l’avversario decisivo, la vita? Ma eccomi di nuovo a fare domande retoriche, alle quali già Nietzsche cercò di dare una risposta quando, in “Al di là del bene e del male”, affermò che la follia è rara negli individui, mentre nei gruppi, nelle nazioni e nelle epoche è la regola.

Paul Watzlawick, “Istruzioni per rendersi infelici”.